Vitalità delle aziende

di Giorgio Gobbi

Vitalità delle aziende

Proviamo a collegare tra loro alcune statistiche pubblicate da enti e media. Ne possiamo trarre indicazioni utili per orientare le nostre decisioni e strategie.

Cominciamo dalla durata delle imprese. Il rapporto ISTAT 2006 ci dice che, delle imprese nate nel 1999, solo il 60% era sopravvissuto nel 2003. I primi due anni sono i più difficili, con una mortalità del 23,4%. Dopo cinque anni, una media vicino al 50% non sopravvive (con maggiore quota al Sud rispetto al Nord).

All'estremo opposto, Impresa Oggi cita ricerche sulla longevità delle aziende europee e americane di maggior successo, che hanno una durata media di 18 anni.

Fattori di successo

Ci sono aziende fondate parecchi secoli fa e tuttora funzionanti, segno che la longevità dipende da organizzazione e management adeguati. L'incapacità di decidere e mettere in atto le scelte giuste è certo un fattore di mortalità. Un ricercatore citato da Impresa Oggi ha elencato alcune qualità comuni alle imprese che hanno più di un secolo di vita:

  • riluttanza a intraprendere operazioni finanziarie a rischio,
  • sensibilità e attenzione ai cambiamenti in atto nel mondo esterno,
  • consapevolezza dell'identità e cultura aziendale,
  • grande attenzione verso le nuove idee,
  • predisposizione al cambiamento del proprio core business.

L'ultimo punto è fondamentale. Pensate alle aziende tessili fallite o al business di Nokia prima dei cellulari: nell'800 lavorava il legname, in seguito ha continuamente modificato e aggiornato i propri campi di attività.

Breve vita delle PMI.

In particolare, Impresa Oggi mette in evidenza due cause per la breve vita delle piccole e medie imprese:

  • la crisi che nasce dal trapasso generazionale,
  • il ritardo nel cogliere i segni premonitori di una crisi

Il rapporto Censis 2007 lo conferma. Il 42% dei titolari d'azienda ha oltre 50 anni (l'8% oltre 70 e il 6,6% meno di 30). Ogni anno tra 60 e 80.000 aziende a carattere familiare devono affrontare il trapasso generazionale. Altre statistiche indicano che è piccola la percentuale dei casi in cui l'azienda sopravvive alla transizione tra padri e figli. Maggiore successo deriva dal ricorso a manager di provata competenza.

Ricambio generazionale

Vitalità aziende

L'ISTAT ha rilevato che su circa 200.000 aziende nate nel 2002, circa 154.000 erano attive nel 2005 e di queste il 70% aveva un titolare di meno di 40 anni. Inoltre, solo il 26% di quelle sopravissute erano state costituite sull'impronta di realtà familiari. Come dire che tre quarti dei figli non sono qualificati per espandere il business di famiglia.

È facile dedurre che, per avere successo, un imprenditore deve essere motivato: deve avere mete e scopi da raggiungere, saper definire qual è il business e il prodotto dell'azienda, saper organizzare e pianificare le attività necessarie e volere ottenere a tutti i costi i risultati senza violare le linee di condotta e i principi etici aziendali.

Aziende da salvare

Come rileva il rapporto Censis, in Italia cresce il numero di giovani che, specialmente al Sud, si libera del miraggio del lavoro dipendente e prende in mano il proprio destino lavorativo diventando imprenditore. Nello stesso tempo, ci sono ogni anno decine di migliaia di imprenditori che vedono dissolversi la propria azienda e il capitale sia economico sia sociale che essa rappresenta.

Vitalità aziende

La soluzione naturale è che i giovani con esperienze in specifiche aree di lavoro aiutino a salvare le tante piccole aziende dal futuro incerto. Sarebbe più logico che un imprenditore anziano "adottasse" dei giovani promettenti (con reciproco vantaggio) anziché avere scioglimento di aziende e disoccupazione.

Lo spazio d'intervento è aperto a enti pubblici, associazioni, consorzi, aziende di servizio e all'iniziativa organizzata dei tanti giovani, spesso laureati con esperienze di lavoro, in cerca di occupazione.

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